Programma nucleare iraniano: USA e Comunità Internazionale a confronto

L’approccio dell’amministrazione G.W. Bush alla questione iraniana rappresenta forse il tentativo più impegnativo che gli Stati Uniti abbiano utilizzato con Teheran dal 1979, ai tempi della rivoluzione islamica. La posizione iniziale di Bush sull’Iran tendeva a propendere verso l’isolamento del regime attraverso sanzioni e attività diplomatiche, piuttosto che sedersi al tavolo del negoziato; si può infatti notare che tra il 2002 e il 2003 le offerte di colloqui da parte di Washington verso Teheran diminuirono a causa della mancata conformità di quest’ultima verso le clausole dell’Agenzia Internazionale Per l’Energia Atomica. Il continuo sviluppo in questi anni da parte dell’Iran del suo programma nucleare e i continui problemi con l’IAEA saranno dei punti chiave per quanto riguarda l’evoluzione dei rapporti tra il regime iraniano e l’amministrazione Bush. Il primo punto di svolta di un certo rilievo si ebbe nel 2002, quando sia Stati Uniti ed il resto della Comunità Internazionale constatarono che l’attività nucleare di Teheran fosse aumentata in maniera drammatica; infatti, un gruppo di esuli iraniani rivelò che l’Iran aveva costruito in gran segreto un impianto per l’arricchimento dell’uranio a Natanz, in modo tale da disporre delle tecnologie necessarie per la costruzione e l’assemblaggio di armi e reattori nucleari civili. La rivelazione delle strutture presenti a Natanz causò un fortissimo scossone che non si limitò, ovviamente, solo agli Stati Uniti, ma coinvolse direttamente tutta la Comunità Internazionale. Sul modo in cui rispondere a tale scoperta sorsero le prime divergenze tra Stati Uniti ed alcuni membri dell’Unione Europea; il presidente Bush, infatti, avrebbe preferito portare la questione direttamente in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per adottare al più presto delle risoluzioni sanzionatorie verso l’Iran, d’altro canto invece, i governi di alcuni paesi europei avrebbero preferito percorrere la via diplomatica, creando un gruppo negoziale che avrebbe avuto il compito di sedersi al tavolo delle trattative col governo iraniano1. A prevalere fu linea europea, e così Gran Bretagna, Francia e Germania formarono il gruppo negoziale E-3, il quale aveva appunto il compito di negoziare con Teheran. Posta sotto pressione da parte dell’IAEA, l’Iran nel 2003 firmò l’Additional Protocol al Trattato di Non Proliferazione2, condizione necessaria per iniziare a negoziare col gruppo E-3; il nuovo protocollo prevedeva clausole di salvaguardia addizionali più vincolanti ed un aumento del numero di ispezioni da parte dell’IAEA. Nel 2005 il presidente Bush appoggiò la posizione del gruppo E-3, ma chiarì che se le negoziazioni fossero fallite, i paesi europei avrebbero dovuto appoggiare la posizione degli Stati Uniti all’interno del Consiglio di Sicurezza per far scattare al più presto nuove sanzioni verso Teheran3. La posizione del gruppo E-3 e degli Stati Uniti era molto chiara, per normalizzare i rapporti con la Comunità Internazionale, Teheran avrebbe dovuto immediatamente cessare il suo programma di arricchimento dell’uranio, che poteva risultare cruciale per il futuro sviluppo di armi nucleari; dal canto suo l’Iran insisteva sul fatto che il suo programma nucleare fosse pacifico e che avesse solo scopi civili.4 Le trattative così arrivarono ad un punto morto, così l’Iran decise di abbandonare il negoziato verso la fine del 2005, e nel 2006 dichiarò che non avrebbe più rispettato l’Additional Protocol e che avrebbe ripreso la propria attività di arricchimento dell’uranio si prospettava così la strada delineata dal Presidente Bush: far partire nuove sanzioni. Trovare un comune accordo in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è sempre risultata una sfida molto ardua nel corso degli anni per l’amministrazione Bush. Infatti, Cina e Russia si sono rivelati dei soggetti che si sono spesso opposti alla volontà statunitense di imporre delle sanzioni verso altri paesi; anche in questo caso, Mosca e Pechino non votarono a favore di nuove sanzioni verso l’Iran. Data l’opposizione di Cina e Russia nel Consiglio Di Sicurezza, l’amministrazione Bush decise di formare con gli altri quattro membri del Consiglio con l’aggiunta della Germania un gruppo negoziale, il P5+1, il quale avrebbe avuto il compito di trattare con l’Iran.5 Il gruppo proponeva un pacchetto di incentivi simili a quello dell’E-3, ma a differenza di quest’ultimo, esso poneva l’annullamento dell’arricchimento dell’uranio come precondizione necessaria all’inizio di qualsiasi trattativa. Nel luglio 2006 il Consiglio Di Sicurezza approvò la risoluzione 1696, che prevedeva una deadline ad ottobre dello stesso anno, entro la quale sarebbero dovute partire le negoziazioni, deadline che se non fosse stata rispettata, avrebbe causato il lancio di nuove sanzioni. Sembrò di essere quasi arrivati ad una soluzione quando l’UE riuscì a mettersi d’accordo con Ali Larijani, il capo della delegazione diplomatica iraniana. L’accordo prevedeva che Teheran avrebbe fermato il processo di arricchimento dell’uranio in cambio della rimozione del dossier sull’Iran dalle delibere delle Nazioni Unite. L’accordo però si arenò nel momento in cui Larijani non trovò il consenso del Leader Supremo Khamenei. Ad ottobre scadde la deadline e le Nazioni Unite imposero nuove sanzioni verso Teheran; contemporaneamente, il Consiglio di Sicurezza impose una nuove deadline (febbraio 2007) per la cessazione dell’arricchimento dell’uranio. Anche questa volta l’Iran non rispettò la deadline e le sanzioni verso Teheran aumentarono. In risposta alle nuove sanzioni, l’Iran decise di applicare innumerevoli restrizioni verso gli ispettori dell’IAEA, rendendo ancora più complicato il compito di controllare possibili sviluppi del programma nucleare. L’aprile del 2007 segnò un importante punto di svolta, infatti, l’Iran iniziò un processo di arricchimento dell’uranio su scala industriale arrivando ad usare più di mille centrifughe. Nell’estate 2007 l’UE cominciò a lavorare su un accordo che si concentrava su un approccio “freeze-for-freeze”, che prevedeva la caduta di certe sanzioni in cambio di uno stop del programma di arricchimento. Anche qui Larijani si era convinto ad accettare, ma l’accordo saltò perché vi si opposero Bush e il presidente iraniano Ahmadinejad. Nel dicembre del 2007, la spinta dell’amministrazione Bush per un modus operandi più duro e più coercitivo fu ritardato dalla pubblicazione di un dossier non classificato, il National Intelligence Estimate sul programma nucleare iraniano. Il NIE del 2007 concluse che sebben l’Iran avesse armi nucleari già a partire dall’autunno del 2003, questo programma è stato più volte interrotto.6 Il dossier fece scoprire inoltre che mentre l’Iran stava continuando a sviluppare il suo programma per ottenere una certa capacità di breakout, essa non aveva ancora del tutto deciso se armarsi o meno7. Queste scoperte furono utilizzate da Cina e Russia come pretesto per opporsi a nuove sanzioni o verso possibili interventi armati. Nell’estate 2007, tramite un disertore iraniano, l’amministrazione Bush riuscì ad impossessarsi di un laptop contenente informazioni riguardanti la presenza di un programma iraniano per la costruzione di armi nucleari, in contrapposizione con quanto scritto nel NIE. Nel marzo del 2008 il Consiglio Di Sicurezza votò a favore di nuove sanzioni verso Teheran, sanzioni che non riuscirono a soddisfare del tutto le pretese degli Stati Uniti, i quali avrebbero preferito usare un pugno molto più duro. Infatti, il programma nucleare iraniano fu rallentato solo in piccola misura, visto che l’Iran sfruttò la sua capacità di manipolare il prezzo del petrolio per non accusare troppo gli effetti delle sanzioni sul piano economico-finanziario8. La strategia dell’amministrazione Bush può così essere riassunta: unirsi alle altre grandi potenze nell’offrire miglioramenti nelle relazioni politiche ed economiche se l’Iran si fosse decisa a fermare il processo di arricchimento dell’uranio da un lato, e la ricerca di sanzioni sempre più severe ed altre forme di pressioni dall’altro9. Nell’ultimo anno del suo mandato l’amministrazione Bush, spinta anche da un report dell’IAEA del maggio 2008 che definiva le attività nucleari dell’Iran come “seriamente preoccupanti” e che accusava Teheran di sabotare intenzionalmente la cooperazione internazionale, decise di comune accordo con le altre grandi potenze di offrire un ulteriore pacchetto di incentivi all’Iran, comprese le promesse di cooperazione nella costruzione di reattori ad acqua leggera (LWR) e un approvvigionamento garantito di combustibile. Parallelamente, durante una visita in Europa del presidente Bush, gli Stati Uniti e l’Unione Europea decisero comunemente di imporre all’Iran maggiori sanzioni finanziarie, andando oltre quelle autorizzate dal Consiglio di Sicurezza. A luglio, gli Stati Uniti parteciparono per la prima volta ad un incontro a Ginevra con degli ufficiali europei ed iraniani per discutere del programma nucleare iraniano (gli Stati Uniti in precedenza avevano sempre insistito che per ottenere la loro partecipazione a questi incontri, l’Iran avrebbe dovuto cessare la sua attività di arricchimento dell’uranio). Secondo alcuni osservatori, gli incontri di Ginevra furono il contatto più importante che gli Stati Uniti ebbero con Teheran dai tempi della rivoluzione islamica del 1979.10 Questi incontri però non portarono a nulla; Teheran rimaneva impassibile sulla sua volontà di continuare il processo di arricchimento dell’uranio. Gli Stat Uniti e gli alleati europei così si dovettero preparare a portare nuovamente la questione in seno al Consiglio di Sicurezza per far scattare nuove sanzioni, ma avrebbero trovato una Russia riluttante a quest’idea, chiedendo ulteriore tempo per negoziare con l’Iran11. Sia che si sia parlato di sforzi diplomatici o di utilizzare il pugno duro, l’amministrazione Bush durante i suoi due mandati non è riuscita a rallentare lo sviluppo del programma nucleare iraniano, anzi, si può dire che mai come prima i rapporti tra i due paesi erano stati ridotti ai minimi termini. Furono lapidarie, infatti, le parole dell’Ayatollah Khamenei, il quale dichiarò “Nessuna minaccia può ostacolare l’Iran dal suo percorso; continueremo con forza il nostro percorso senza permettere a nessuno di calpestare i nostri diritti”. Giunti alla fine del 2008 la situazione era molto tesa, e l’amministrazione Obama che si accingeva ad entrare in carica avrebbe trovato tra le sue mani una situazione a dir poco esplosiva. Come mai in merito alla questione dello sviluppo del programma nucleare iraniano l’amministrazione Bush fallì così miseramente?  Possiamo delineare tre motivi principali12; In primo luogo, vi erano molti fattori che andavano al di là della capacità dell’amministrazione di influenzare il contesto interno iraniano. Durante la presidenza di Khatami l’Iran parlò a due voci per la politica estera, ma in realtà a contare fu solo la voce del Leader Supremo Khamenei. Sotto la presidenza di Ahmadinejad la politica nucleare iraniana divenne ancora meno propensa ad accettare qualsiasi tipo di compromesso e la questione divenne ancora più intricata data la volontà del neo presidente di dimostrare di essere attaccato ad una certa ideologia nazionalista e conservatrice. Lo sviluppo di queste nuove dinamiche può essere difficilmente influenzato in modo decisivo dagli Stati Uniti e dalle altre potenze occidentali, quindi dal momento in cui l’Iran ed altri paesi (Corea del Nord, India e Pakistan) scelgono di potenziare in maniera così importante il proprio programma nucleare con lo scopo di diventare delle potenze nucleari, per il resto del mondo c’è poco da fare13. In secondo luogo, l’amministrazione Bush scelse di ignorare l’Iran e di lasciare, come visto in precedenza col gruppo E-3, la via diplomatica agli alleati europei. Questa strategia fu evidentemente concepita come una specie di punizione per l’Iran, e forse a Washington ci si aspettava che Teheran scegliesse di defilarsi dalle trattative europee per portare gli Stati Uniti al tavolo negoziale. Quando gli Stati Uniti si accorsero che questa strategia però non portava a nulla, era ormai troppo tardi, e quando proposero all’Iran di iniziare a negoziare a condizione che il programma di arricchimento dell’uranio fosse stato sospeso, Teheran ignorò la proposta. L’amministrazione Bush addirittura accarezzò l’idea di normalizzare le relazioni diplomatiche con l’Iran, ma a questo punto Teheran decise di rimanere convinta sulla propria posizione, e la strategia del “U Turn” di Bush sembrò non produrre alcun risultato14. In terzo luogo, non c’è dubbio che la guerra in Afghanistan e soprattutto in Iraq erano all’epoca le principali distrazioni per l’amministrazione Bush, e poca energia fu dedicata per altre questioni in sospeso. In questo contesto, il tentativo di Washington di isolare Teheran può anche essere visto come il modo per “rinviare” il problema, visto che il loro focus era principalmente su altre issues15.

L’Autore Gennaro Coppola garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Pertanto, l’autore è l’unico responsabile dell’eventuale violazione commessa con l’opera in merito ai diritti di terzi.

1) Reardon, Robert J. Containing Iran: Strategies for Addressing the Iranian Nuclear Challenge, Iran’s Nuclear Program: Past, Present and Future. 2012;

2) Ibidem;

3) Ibidem;

4) Ibidem;

5) Ibidem;

6) ISIS, Albright, David. Shire, Jacqueline. Brannan, Paul. IAEA Safeguards Report on Iran: Iran Making Progress but Not Yet Reliably Operating an Enrichment Plant. 2007;

7) Ibidem;

8) Reardon, Robert J. Containing Iran: Strategies for Addressing the Iranian Nuclear Challenge, Iran’s Nuclear Program: Past, Present and Future. 2012;

9) Cambridge University Press. Continued U.S. Efforts to Counter Iran’s Nuclear Program, The American Journal of International Law. Ottobre 2008;

10) Ibidem;

11) Ibidem;

12) Zaborowski, Marcin. European Union Institute for Security Studies. Iran, Bush’s Legacy and America’s Next Foreign Policy. 2008;

13) Ibidem;

14) Ibidem;

15) Ibidem.

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