La tutela dei prodotti alimentari nazionali minata dal fenomeno dell’italian sounding

L’Italian sounding consiste nell’apporre su etichette e confezioni, parole, immagini e combinazioni cromatiche evocative dell’Italia per promuovere e vendere prodotti che in realtà non sono realizzati in Italia con materie prime nazionali1. L’obiettivo è quello di ottenere una remunerazione maggiore nei settori dove l’italianità rappresenta un valore aggiunto per il consumatore2, motivo per cui tale fenomeno riguarda soprattutto, ma non esclusivamente, il settore agroalimentare. La tradizione culinaria italiana è conosciuta e rinomata in tutto il mondo e i prodotti dell’industria agroalimentare si prestano, purtroppo, bene a questo tipo di imitazione. Rievocare il Paese e lo stile italiano, caratterizzati da un grande appeal, è un’arma vincente per ingannare i consumatori, soprattutto quelli stranieri. L’Italian Sounding è una pratica perpetrata in modo particolare da imprese straniere che producono all’estero le proprie merci utilizzando materie prime locali, oppure da società straniere che rilevano aziende italiane e sfruttano la nomea legata ad esse per promuovere le vendite. Del resto, sono sempre di più i casi di imprese italiane che di italiano hanno solo di nome e molte volte, al cambio della gestione segue la perdita della qualità, come conseguenza della delocalizzazione produttiva e della scelta di risparmiare sulle materie prime, impiegando quelle di origine straniera3. Spacciare beni alimentari stranieri come italiani porta le imprese ad ottenere un vantaggio competitivo, poiché possono produrre a costi bassi un prodotto che sarà collocato su fasce superiori di prezzo, grazie al richiamo all’italianità. Alcuni tra i più noti esempi di Italian Sounding sono “Mozarella”, spacciata per mozzarella di bufala, “Salsa Pomarola” venduta in Argentina e “Parmesan”, che imita il Parmigiano Reggiano. Quest’ultimo in particolare, considerando soltanto l’area extra UE, porta ad un giro d’affari pari a 2 miliardi di euro4. L’Italian Sounding è diffuso soprattutto negli Stati Uniti, dove il 94% dei sughi per la pasta e il 15% dei formaggi rappresentano imitazioni5, in Canada, in Australia, ma anche nei Paesi europei. Sebbene ingannare i consumatori stranieri sia più semplice, tale fenomeno colpisce anche l’Italia stessa: la catena tedesca dei discount Lidl è stata multata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per due sue linee di prodotti, “Italiamo” e “Combino”, le cui confezioni presentavano elementi che enfatizzavano l’italianità dei prodotti, nonostante più del 50% del grano di cui erano composti non fosse di origine italiana.

Nonostante l’Italian sounding oggi rappresenti una minaccia per i prodotti italiani, questa pratica è nata dalla necessità degli emigrati italiani di adattarsi nei Paesi esteri. Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo infatti molti italiani lasciarono la madre patria per dirigersi verso gli Stati Uniti in cerca di fortuna. Con il passare del tempo, i ricordi delle ricette originali italiane si mischiarono sempre più alle tradizioni culinarie americane, dando così origine alla cucina italo-americana, caratterizzata da pietanze come gli spaghetti & meatballs, la Pineapple Pizza e la Marinara sauce. Il successo che tale cucina ottenne fu tale per cui molti italiani decisero di aprire ristoranti e trattorie che le nuove generazioni portarono avanti. Sebbene molti americani ancora oggi confondano la cucina italo-americana con quella italiana, la prima rappresenta “un genere a sé stante che merita di essere difeso perché è legato alla storia dell’emigrazione italiana” come afferma Lidia Bastianich, madre del famoso chef Joe Bastianich6. “È una cucina nata dalla sopravvivenza dei ricordi – continua – […], dalle tradizioni che gli emigrati hanno lasciato nella loro terra, ma anche dalla mancanza di alcuni ingredienti semplici come i pomodori San Marzano, olio, Parmigiano, prosciutto, che era allora impossibile trovare qui”.

Sebbene il fenomeno della contraffazione e quello dell’Italian sounding siano simili, essi non sono esattamente la stessa cosa. Mentre il primo è considerato un illecito in molti Stati, evocare il Bel Paese su prodotti non nazionali è raramente punibile. In aggiunta, i prodotti certificati a marchio Dop e Igp non sono tutelati nella maggior parte dei Paesi al di fuori dell’Unione Europea7. Dal punto di vista economico, il fatturato generato dall’Italian sounding è di circa 60 miliardi di euro l’anno8 e la crescita è costante: tra il 2001 e il 2010 i casi sono aumentati del 180%9. Per contrastare tale fenomeno, dal 2016 il Ministero dello Sviluppo Economico promuove il progetto True Italian Taste, parte della più ampia campagna internazionale The Extraordinary Italian Taste. Lanciato inizialmente sui mercati del Nord America, negli anni seguenti ha riguardato anche i principali mercati di riferimento delle esportazioni di prodotti italiani agroalimentari, quali Europa, Sud America, Asia e Australia. Tale progetto ha l’obiettivo di sensibilizzare i consumatori stranieri sull’importanza di acquistare e consumare solo beni 100% Made in Italy, cercando di combattere così l’Italian sounding.

L’autrice Elisa Crippa garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Pertanto, l’Autrice è l’unica responsabile dell’eventuale violazione commessa con l’opera in merito ai diritti di terzi.

1) Temperini, V., Gregori, G., Palanga, P. The brand Made in Italy: a critical analysis. Management Studies. David Publishing. Volume 4, 2016, No. 3, pag. 93-103.

2) Doc. XXII-bis, N. 1. Relazione su possibili proposte normative in materia penale in tema di contraffazione.

3) ilmiocibo.it

4) Consorzio Parmigiano Reggiano. parmigianoreggiano.com

5) Dati Federalimentare.

6) Rosano, Liliana. Cucina italiana? No, italo-americana: viaggio tra il comfort food per eccellenza negli Usa. larepubblica.it, 2017.

7) Doc. XXII-bis, N. 1. Relazione su possibili proposte normative in materia penale in tema di contraffazione.

8) Coldiretti-Eurispes. Agromafie, Terzo rapporto sui crimini agroalimentari in Italia.

9) Dati Federalimentare.

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