La sicurezza energetica europea tra crisi ucraine e gas importato dalla Russia

L’Unione Europea è un esempio di mercato energetico che promuove la sicurezza energetica per risolvere problematiche riguardanti il trasporto e la sostenibilità della fornitura in vista dei cambiamenti nella struttura del mercato. La Russia è il più grande fornitore di gas naturale dei mercati europei, quindi fonte di dipendenza energetica. La politica prevalente dell’Unione Europea cerca di riconciliare i diversi interessi e le strategie di singoli attori pubblici e privati, sia di stati membri che delle istituzioni europee, che simultaneamente dipendono dalla Russia e la escludono come affidabile fornitore di gas1.  Il lancio del gasdotto Nord Stream 1 appare in contrasto con l’obiettivo prefissato di diversificare le forniture di gas e di ottenere l’indipendenza dalla Russia. Alla luce di questi contrasti è bene analizzare gli aspetti positivi e negativi della dipendenza europea dal gas russo. Il Nord Stream 1 è un progetto estremamente ambizioso per lo sviluppo energetico europeo, ad oggi è in grado di fornire 55 miliardi di metri cubo di gas naturale ogni anno alla rete energetica europea, e contribuisce a raggiungere gli obiettivi delle politiche ambientali ed economiche. Il progetto rappresenta un importante traguardo nei rapporti a lungo termine e reciprocamente vantaggiosi tra Europa e Russia, in quanto l’Europa necessita di una fonte affidabile di gas e la Russia conta sugli acquirenti europei per i ricavi2.  Fino a pochi anni prima del progetto Nord Stream 1, la fornitura di gas naturale era a rischio, non solo perché le riserve del Mare del Nord stavano diminuendo, ma anche perché l’Europa si stava ingrandendo e quindi aumentava la domanda di gas naturale da parte di molti stati membri3.  Inoltre, le controversie politiche che nascevano nei paesi di transito mettevano in pericolo milioni di europei e avrebbero potuto causare un blocco nella fornitura di gas all’Europa. Proprio per questo ci fu la necessità di completare quanto prima il gasdotto Nord Stream 1 per evitare blocchi di fornitura improvvisi. In questo modo la realizzazione di un gasdotto completamente offshore significava che l’Europa aveva un accesso diretto alle vaste riserve energetiche russe. Dunque, l’arrivo di un percorso aggiuntivo, che non avrebbe incluso paesi di transito, aumentò la sicurezza energetica in Europa4.  La preoccupazione europea riguardante i paesi di transito non riguardava solo i Paesi baltici, ma successivamente anche l’Ucraina. Sin dal crollo dell’Unione Sovietica, l’UE continuava ad investire nel gasdotto ucraino per assicurarsi la fornitura di gas dati i numerosi disordini che permeavano le ex repubbliche sovietiche, ma con l’idea di cambiare le rotte del gasdotto e il punto di arrivo del gas, perché il gasdotto, che percorreva l’Ucraina, fu concepito con le impostazioni politiche presenti al tempo. Era chiaro, dunque, che all’indomani del crollo sovietico qualcosa doveva cambiare nel funzionamento del sistema di fornitura5.  Questa preoccupazione cresce sempre di più durante le prime battute di arresto nei rapporti del gas tra Russia e Ucraina, ma in particolare dopo la crisi Ucraina del 2014. È bene quindi osservare non solo gli aspetti positivi, ma anche quelli negativi, per poter comprendere le politiche messe in atto dall’Unione Europea per cercare di minimizzarli. Oggigiorno, il concetto di Energy security viene sempre più associato ad una serie di incertezze: incertezza nella durata delle fonti primarie di energia, questa è un’incertezza che affligge anche l’Unione Europea, preoccupata della capacità a lungo termine della Russia di produrre abbastanza petrolio e gas, in modo tale da poter incontrare la domanda. Questa non è una vana paura perché la produzione energetica russa resta minacciata dall’inefficienza, dalla mancanza di investimenti, politicizzazione, tasse molto alte e un calo dei prezzi6.  Ulteriori incertezze riguardano: l’incertezza sull’atteggiamento dei produttori, con cui ogni volta si instaura un’interdipendenza ineguale e l’incertezza nella gestione del sistema di approvvigionamento. L’incertezza dell’Unione Europea sull’atteggiamento dei produttori, in questo caso la compagnia russa Gazprom, si fonda sul consolidamento del controllo dello Stato sulle riserve di petrolio e di gas. Infatti, Gazprom, shareholder del gasdotto Nord Stream, si tratta di un’azienda energetica parzialmente controllata dal Cremlino. Proprio per questo l’Unione Europea teme che le compagnie di gas siano mandatarie del Cremlino e della loro agenda di politica estera. Ma soprattutto tra gli Stati membri europei si teme che la Russia possa utilizzare il gas come un’arma per fare pressione sugli stati confinanti riguardo le loro scelte politiche7.  Un altro elemento, che aumenta le incertezze dell’Unione Europea e che sostiene la teoria secondo cui Gazprom potrebbe usare il gas come un’arma, riguarda i prezzi di vendita del gas8.  Il gas, infatti, viene venduto ad un prezzo differente tra gli stati membri dell’Unione Europea, in particolare i paesi dell’Europa orientale pagano un prezzo più alto rispetto al prezzo pagato dai paesi dell’Europa occidentale e settentrionale. Alcuni ritengono che la differenza di prezzo del gas in Europa non sia necessariamente una questione “politica” in quanto sono state offerte alcune spiegazioni commerciali, che sembrerebbero spiegare perché i paesi dell’Est Europa abbiano prezzi più alti: una prima motivazione sembrerebbe essere giustificata dal fatto che questi paesi non hanno fornitori alternativi di gas o li hanno in misura limitata; probabilmente la mancanza di infrastrutture indebolisce la loro posizione commerciale e i prezzi includono anche costi di trasporto più elevati.

Per analizzare la dipendenza europea dal gas russo esistono due approcci: il primo commerciale, l’altro geopolitico. Da un punto di vista commerciale la dipendenza europea dalla Russia non rappresenta un pericolo, in quanto semplicemente le relazioni sono basate sul pragmatismo e sugli interessi economici, ossia vendere ed acquistare gas ad un prezzo vantaggioso. Ma dal punto di vista geopolitico la dipendenza dal gas russo potrebbe rappresentare un problema, in quanto la Russia potrebbe limitare la libertà di azione dell’Europa nelle politiche estere e di sicurezza, utilizzando il gas come arma (gas weapon), definita come l’arma attraverso la quale la Russia riduce o taglia le forniture ai paesi europei per imporre il rispetto dei suoi obiettivi politici e strategici9. In seguito alla crisi Ucraina del 2014, il punto di vista geopolitico, ossia che la Russia utilizzi il suo gas come un’arma, ha guadagnato terreno in particolare nei paesi dell’Europa orientale. Prima delle diverse crisi ucraine, la Russia e l’Unione Europea erano legate da una relazione commerciale stabile e nonostante il crollo dell’Unione Sovietica il transito di gas attraverso l’Ucraina non aveva conosciuto forti battute d’arresto. Nel 2006 e nel 2009 si registrano le prime crisi tra Russia e Ucraina nella fornitura di gas, in cui numerosi paesi europei iniziano a notare una forte diminuzione nelle forniture di gas e sono costretti a intaccare le proprie riserve. Le prime due crisi (del 2006 e del 2009) si verificano a causa di controversie sul prezzo del gas e a causa di alcuni ritardi nei pagamenti da parte dell’Ucraina. Nel 2005 Gazprom cerca di aumentare il prezzo del gas (da 50 a 230 dollari per migliaio di metri cubi), ma il governo ucraino rifiuta. La Russia offre di mantenere prezzi bassi in cambio di una partecipazione nel sistema di transito del gas ucraino. L’Ucraina rifiuta anche questa proposta e le trattative terminano senza nessun nuovo contratto per il nuovo anno. Dal gennaio 2006 Gazprom inizia quindi a comprimere le fornire di gas verso l’Ucraina, ma dopo poche settimane viene raggiunto un accordo preliminare e la fornitura viene ripristinata. Nel 2009 la tensione tra i due paesi torna a salire a causa di alcuni ritardi nei pagamenti delle forniture di gas da parte dell’Ucraina. Gazprom invia una comunicazione ai leader europei informandoli che avrebbe interrotto il transito attraverso l’Ucraina e assicurando agli stati europei che non avrebbero subito alcuna perdita. L’interruzione, infatti, avviene il 1 gennaio del 2009. Gazprom commette errori di calcolo in quanto l’interruzione è prevista solamente per il gas destinato all’Ucraina, senza innescare un’interruzione anche nei confronti dell’Europa. La compagnia russa, infatti, si aspettava che l’Ucraina si sarebbe astenuta dall’utilizzare il gas che attraversava il suo territorio e che invece era destinato all’Europa occidentale. Ma è chiaro che nel bel mezzo dell’inverno i consumatori ucraini avevano bisogno di gas. Gazprom, di conseguenza, accusa l’Ucraina di aver rubato gas destinato ai consumatori europei10. L’ultima crisi Ucraina avviene nel 2014. Le motivazioni sembrano riprendere le stesse delle precedenti crisi, quindi controversie riguardanti i prezzi e il debito accumulato dall’Ucraina, ma si aggiunge anche una crisi interna ucraina, in cui si protraevano retaggi dei deludenti esiti della rivoluzione arancione. Infatti, nel 2013 dopo la rinuncia di Janukovič alla firma del trattato con l’Unione Europea, dovuto probabilmente anche alla pressione di Mosca, si presentano una serie di manifestazioni messe in atto dai filoccidentali che provocano la fuga di Janukovič e la presa del potere nelle mani dell’opposizione. Ne segue un conflitto aperto tra le milizie filorusse e l’esercito di Kiev e l’annessione della Crimea da parte della Federazione Russa. Il Protocollo di Minsk del 2015 marca una fase di allentamento della crisi Ucraina, di conseguenza anche i rapporti geopolitici tra Russia e Europa si stabilizzano. Di fronte alle violazioni della Russia, l’Unione Europea non resta a guardare. Come reazione al conflitto russo-ucraino, l’UE mette in atto misure sanzionatorie, ad esempio congelamento dei fondi, restrizioni sugli investimenti, divieti di esportazione e di viaggio, nei confronti di singole imprese e funzionari della Federazione Russa e dell’Ucraina coinvolti direttamente nel conflitto. Ma non solo, l’Unione Europea ha ormai una percezione negativa della Russia come fornitore affidabile di gas, per cui è fondamentale garantire una Energy security agli Stati membri europei attraverso diverse politiche. La preoccupazione dell’Unione Europea sulla stabilità della fornitura di gas è la motivazione principale che porta alla formulazione del Trattato sulla Carta dell’Energia (European Energy Charter). Il Trattato è: “un quadro multilaterale per la cooperazione in ambito energetico progettato per promuovere la sicurezza energetica attraverso mercati energetici più aperti e competitivi, nel rispetto dei principi dello sviluppo sostenibile e della sovranità sulle risorse energetiche, sulla base dei principi della Carta dell’energia.”11

Il Trattato sulla Carta dell’Energia sembrava essere la base di un partenariato innovativo nel settore energetico che avrebbe incluso anche le ex repubbliche sovietiche. Ma la Russia mantenne numerose riserve sulle disposizioni del Trattato, in particolare riguardo gli investimenti e il transito. Infatti, la Federazione Russa non ha mai ratificato il Trattato, rendendo la sua applicazione provvisoria purché conforme alla Costituzione, fin quando Putin emana un decreto nel 2009 che pone fine al coinvolgimento della Russia nel Trattato. La Commissione europea non aveva un mandato forte sulle questioni energetiche in generale e quindi nessun potere legislativo; solamente con il Trattato di Lisbona del 2007 (TFUE, Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea) l’energia viene inclusa nelle competenze concorrenti dell’UE, ciò significa che l’Unione e i paesi membri europei possono legiferare e adottare atti giuridicamente vincolanti. L’obiettivo dell’Unione Europea è quello di stabilire un quadro comune tra i paesi membri europei per le politiche energetiche, ma soprattutto un mercato interno del gas, poiché si comprende l’importanza di affrontare le questioni energetiche insieme come Unione e non individualmente come Stati membri12. L’Unione Europea ha pertanto sviluppato la sua politica energetica come un approccio integrato volto a conseguire tre obiettivi principali: la sicurezza dell’approvvigionamento energetico, la competitività e infine l’aspetto della sostenibilità dell’energia.  Altra iniziativa legislativa importante del mercato energetico è il Terzo Pacchetto Energia (Third Energy Package), che entra in vigore nel 2009. Il Terzo Pacchetto Energia si pone gli obiettivi di assicurare una maggiore trasparenza dei mercati a favore dei consumatori, di aumentare la concorrenza, ma soprattutto di assicurare un’efficace separazione tra imprese del gas che sono proprietarie e che gestiscono reti di trasporto (come Gazprom) e imprese che utilizzano le reti di trasporto medesime per l’importazione e la vendita di gas.

In seguito alle crisi ucraine, l’Unione Europea non reagisce solamente mettendo in atto misure sanzionatorie e politiche energetiche europee, ma anche cercando delle alternative per ridurre la dipendenza dal gas russo. Tra le alternative suggerite compare ad esempio l’utilizzo di GNL, ossia di gas naturale liquefatto, da una varietà di fonti, tra cui gli Stati Uniti. Con questa alternativa, infatti, l’Unione Europea potrebbe ricevere delle forniture sostanziali di GNL, che potrebbero sostituire i grandi volumi di gas russo13. Un’altra alternativa per poter diminuire la dipendenza dalla Russia è il progetto del gasdotto Nabucco, si tratta di una nuova via di importazione del gas naturale proveniente dall’Azerbaigian, Turkmenistan, Iran, fino a Baumgarten, hub del gas europeo situato in Austria. Un progetto che non è mai stato realizzato per la mancanza di fonti sicure di approvvigionamento e per i bastoni tra le ruote posti dalla Russia. L’esclusione della Russia come fornitore di gas dal progetto Nabucco porta alla controproposta russa di un gasdotto a sud d’Europa, definito South Stream, pensato come concorrente diretto del gasdotto Nabucco14. Ma, infine, entrambi i progetti non vennero realizzati, anzi si assiste ad un raddoppio del gasdotto Nord Stream attraverso il Nord Stream 2. Il nuovo gasdotto, la cui costruzione è terminata nel settembre 2021, si è da sempre trovato al centro di diverse critiche provenienti, in particolare, dagli Stati Uniti, contrari alla sua realizzazione. Il Nord Stream 2, nel dicembre 2021, sembra esser diventato lo strumento attraverso il quale la Germania riesce a porre pressioni e sanzioni nei confronti di una Russia sempre più vicina ai confini ucraini, ma che induce l’Europa a stare col fiato sospeso circa le forniture di gas.

L’autrice Anna Carotenuto garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Pertanto, l’Autrice è l’unica responsabile dell’eventuale violazione commessa con l’opera in merito ai diritti di terzi.

1) Stefanova, Boyka. European Strategies for Energy Security in the Natural Gas Market. Journal of Strategic Security,2012, pag. 51-68;

2) Gas for Europe. In Secure Energy for Europe, nord-stream.com, 2014.

3) History and Planning. In Secure Energy for Europe, nord-stream.com, 2014.

4) Gas for Europe. In Secure Energy for Europe, nord-stream.com, 2014.

5) Luciani, Giacomo. EU-Russia Gas Blues. Journal of International Affairs, 2015, pag. 19-33.

6) Mankoff, Jeffrey. Russia’s Resurgence. Council of Foreign Relations, 2009.

7) ivi.

8) Yafimava, Katja. European Energy Security and the Role of Russian Gas: Assessing the Feasibility and the Rationale of Reducing Dependence. Istituto Affari Internazionali, 2015.  

9) Ibidem;

10) Luciani, Giacomo. EU-Russia Gas Blues. Journal of International Affairs, 2015, pag. 19-33.

11) Il Trattato sulla Carta dell’Energia. Eur- lex.europa.eu, 25 maggio 2020.  

12) Commissione delle Comunità Europee. Una Politica Energetica per l’Europa, Eur-lex.europa.eu, 17 gennaio 2007.

13) Yafimava, Katja. European Energy Security and the Role of Russian Gas: Assessing the Feasibility and the Rationale of Reducing Dependence. Istituto Affari Internazionali, 2015.

14) Stefanova, Boyka. European Strategies for Energy Security in the Natural Gas Market. Journal of Strategic Security, 2012, pag. 51-68.

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