La salvaguardia dei diritti umani in relazione all’attività accademica di Regeni

Sino ad oggi, l’Egitto è stato scenario di diversi regimi che, succedutisi nel tempo, hanno sfruttato i loro poteri extra-giudiziali per reprimere il dissenso e mantenere salda la propria posizione di potere: una vita per la maggior parte di “stato di emergenza” a cui è stato costretto il popolo egiziano1. Già cinque anni prima dalla scomparsa di Giulio Regeni, si sono registrate sommosse di milioni di egiziani in piazza simbolo delle proteste, Tahrir, quando l’allora presidente Hosni Mubarak è stato costretto a lasciare il potere dopo trent’anni; una serie di proteste contro il regime che hanno dato vita a quel fenomeno noto come “primavera araba”2. Un clima di tensione e di repressione che non è mutato nemmeno all’indomani delle prime elezioni libere post-rivoluzione che hanno portato alla vittoria di Mohammed Morsi3, dove il colpo di Stato dell’ex ministro della Difesa del Governo e generale dell’esercito egiziano Al-Sisi, nel 20134, ha fatto risprofondare lo Stato nel baratro della dittatura militare. Egli dalla vittoria delle elezioni, con il 96% di voti nel 2014, è diventato il presidente di un Paese che si sarebbe da quel momento presentato nell’arena internazionale come l’unica alternativa nella lotta al radicalismo islamico ed al terrorismo. In realtà, tale aspirazione e la conseguente predisposizione dell’Agenzia della sicurezza nazionale (Nsa) a tale scopo, sarebbe soltanto una copertura a tutte quelle violazioni sistematiche dei diritti umani, al fine di reprimere il dissenso e mantenere salda la propria posizione di potere5.

“Finirà solo quando morirai”

Secondo il rapporto di Amnesty International “Finirà solo quando morirai”, pubblicato 16 settembre 2021, l’operato della National Security Agency (NSA) egiziana, che si occupa di vari casi, fra i quali sovversione, incitamento, manifestazione illegale, ha portato alla costituzione di un “sistema di terrore” che cerca di ridurre al silenzio tutti coloro che si occupano dei diritti umani6. Secondo tale rapporto, dove sono raccolte le testimonianze di 26 attiviste ed attivisti, le misure extragiudiziali di libertà condizionata imposte da tale agenzia (indicate come “sorveglianza”) consistono nella privazione arbitraria della libertà e violazioni dei diritti di libertà di movimento, di espressione (tramite interrogatori coercitivi), raduno pacifico ed associazione, favorendo la tortura ed altri maltrattamenti con ulteriori violazioni del diritto alla privacy, al lavoro ed alla vita familiare7. Dunque, si può ben comprendere come la vigente NSA non sia altro che l’agenzia sostitutiva del Servizio informatico per la sicurezza dello Stato (State Security Information Service, Ssis), che ha operato nell’era del presidente Mubarak ed è stato sciolto dal ministro degli interni con la decisione n.455/2011, prevedendo la contemporanea istituzione della NSA. Dal rapporto è emerso inoltre, che le autorità egiziane sarebbero titolari del potere di disporre la libertà vigilata di polizia, in alternativa alla custodia cautelare, che consisterebbe nell’obbligo per le persone ad essa sottoposte di restare per un determinato numero di ore presso il proprio domicilio o di presentarsi alle stazioni di polizia entro un periodo definito8. Secondo Amnesty International è impossibile stabilire quanti siano i soggetti sottoposti alla sorveglianza Nsa, siccome si svolge in assenza di sentenza dell’autorità giudiziaria e di documenti scritti9. Insomma, un destino disumano come quello capitato allo studente egiziano dell’università di Bologna Patrick George Zaki, il quale ha subìto una detenzione di 45 giorni per 22 mesi, in aggiunta alle torture durante un interrogatorio su questioni legate al suo lavoro (la collaborazione con l’Ong egiziana Eipr) ed al suo attivismo per i diritti10.

Le reazioni della comunità internazionale

Secondo Human Rights Watch, dal 2013 ad oggi, le forze di sicurezza egiziane hanno inserito circa 3000 persone negli elenchi terroristici, condannando a morte 3000 persone ed incarcerandone 60000. Lo scorso venerdì 17 dicembre, con 434 voti favorevoli, 49 contrari e 202 astensioni, il Parlamento europeo ha approvato un testo, nel quale, deplorando la crescente repressione in atto in Egitto per mano delle autorità statali e delle forze di sicurezza egiziane, ha chiesto un’indagine indipendente e trasparente, su tutte le violazioni dei diritti umani nel paese, al fine di garantire che i soggetti responsabili ne rispondano11. In particolare, per quanto afferisce il “caso Regeni”, i deputati hanno espresso il proprio rammarico per il continuo rifiuto delle autorità del Cairo di fornire, agli omologhi italiani, tutti i documenti ed informazioni necessarie per consentire un’indagine rapida, trasparente ed imparziale sull’omicidio dello studente, conformemente agli obblighi internazionali12. Pertanto, il Parlamento europeo chiede, all’Unione ed ai suoi membri, di esortare alla collaborazione internazionale le autorità giudiziarie degli Stati interessati e come si può leggere dal documento ufficiale: “ponendo fine al loro rifiuto di inviare gli indirizzi di residenza, come richiesto dalla legge italiana, dei quattro indagati segnalati dai pubblici ministeri di Roma, al termine dell’indagine, affinché possano essere formalmente incriminati e nell’ambito di un processo equo in Italia; ammonisce le autorità egiziane da eventuali ritorsioni nei confronti dei testimoni o della Commissione egiziana per i diritti e le libertà (ECRF) e dei suoi legali”. Dopo quattro anni di indagine giudiziaria, il 10 dicembre 2020, i procuratori di Roma hanno annunciato di disporre di “prove inequivocabili” del coinvolgimento dei quattro agenti, ovvero il generale Sabir Tariq ed i colonnelli Usham Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim e Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, nel rapimento, ferimento aggravato ed omicidio del ricercatore italiano Regeni; ricordando che la ricerca della verità sul rapimento, torture ed omicidio di un cittadino europeo non è soltanto un diritto della famiglia Regeni bensì, anche un dovere imperativo delle istituzioni nazionali e dell’UE, la quale richiede l’adozione di tutte le necessarie azioni diplomatiche13.

L’autrice Rita Granata garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Brunelli, Martina. “Diritti umani in Egitto: violazioni in aumento con la scusa della pandemia”. Osservatoriodiritti.it, maggio 2021;

2) Tosone, F. “Ricorda 2011:Primavera araba in Egitto”. Lospiegone.com, settembre 2021;

3) Internazionale. Esponente della Fratellanza Musulmana, movimento fondato nel 1928 da Hassan al-Banna per l’islamizzazione della società al fine di creare un nuovo Stato islamico;

4) Tosone, F. “Ricorda 2011: Primavera araba in Egitto”. Lospiegone.com, settembre 2021;

5) Brunelli, Martina. “Diritti umani in Egitto: violazioni in aumento con la scusa della pandemia”. Osservatoriodiritti.it, maggio 2021;

6) “Egitto: la crisi dei diritti umani sotto la presidenza al-Sisi”. Amnesty.it, ottobre 2021;

7) Amnesty International. “Finirà solo quando morirai”. Report. 16 settembre 2021; 8)Ibidem;

9) Ibidem;

10) Serafini, M.; Scaglioni, A. ”La storia di Patrick Zaki, dall’inizio: le accuse, l’arresto e la scarcerazione”. Corriere.it, dicembre 2021;

11)“Diritti umani in Egitto: PE chiede una forte reazione UE per Regeni e Zaki”. Europarl.europa.eu, 18 dicembre 2021;

12) Ibidem;

13) Proposta di risoluzione comune. Testo ufficiale, europar.europa.eu, 18 dicembre 2021.

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