Il gasdotto Nord Stream tra Unione Europea e Russia: una disamina sull’infrastruttura

Il Nord Stream è uno dei più importanti gasdotti esistenti al mondo. Attraverso il Mar Baltico permette di trasportare il gas dalla Russia all’Europa. Dopo sei anni di lavoro intenso, la progettazione del gasdotto Nord Stream 1 è stata completata nel 2012, ma l’idea di costruire una nuova rotta per trasportare il gas direttamente in Europa deriva da sforzi risalenti alla seconda metà del secolo scorso. La storia dei trasporti di gas su larga scala iniziò con un accordo innovativo tra Germania Ovest (BRD)1 e Russia (URSS)2 negli anni Settanta del Novecento. Nel 1970 la compagnia tedesca Ruhrgas AG firmò un accordo di lungo termine con l’azienda energetica russa Gazprom per fornire diversi miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno mediante un gasdotto onshore, il quale dalla Russia attraversava la cortina di ferro fino alla Germania. Negli anni Ottanta, quando il prezzo del petrolio divenne molto alto, la compagnia di gas svedese, Swedegas, insieme alla compagnia finlandese, Neste, iniziarono a lavorare a un progetto per fornire gas russo alla Svezia e alla Finlandia. I piani vennero però accantonati in seguito al crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. La compagnia finlandese Neste decise, nel 1997, di riprendere il progetto, collaborando con Gazprom e insieme fondando North Transgas Oy (NTG) per la costruzione di un gasdotto tra la Russia e il Nord Europa. Questo partenariato gettò le basi per quello che sarebbe successivamente diventato Nord Stream AG3.  Nei primi anni di vita di NTG, l’obiettivo principale era capire come connettere la Russia con i clienti europei. Diverse furono le rotte analizzate, ma la rotta migliore, da un punto di vista economico, tecnico ed ambientale, prevedeva un gasdotto offshore, ossia lontano dalla costa e con tubi posati sul fondale, che dalla Russia raggiungeva la Germania attraversando il Mar Baltico, con diramazioni verso la Finlandia e la Svezia. La situazione cambia quando nel 2003 la società finlandese Fortum, nata dall’unione tra la suddetta Neste e la compagnia Imatran Voima, si ritira dal progetto. Ma l’aumento della domanda di gas in Europa, la volontà di facilitare le infrastrutture di trasporto di gas e la volontà di aumentare e diversificare le fonti di gas dell’UE diventano i punti cardine della nuova politica promossa dalla Commissione Europea. Ecco perché la Commissione Europea definisce il progetto Nord Stream come uno dei progetti energetici prioritari dell’Unione Europea, riconoscendolo come un elemento importante della politica Trans-European Network for Energy (TEN-E)4.  Nel 2003 Gazprom prende formalmente il controllo della compagnia NTG, rinominando il progetto North European Gas Pipeline. A dare una svolta al progetto è stata proprio la Germania, quando nel 2005 l’azienda chimica tedesca BASF SE, attraverso i suoi sussidiari energetici Wintershall Holding GmbH e E.ON AG, firma una lettera di intenti con Gazprom per costruire un gasdotto attraverso il Mar Baltico. Pochi mesi dopo viene fondata la società North European Gas Pipeline Company, in cui le quote vengono ripartite tra Gazprom (51%), Ruhrgas AG (24,5%), BASF SE/Wintershall Holding GmbH (24,5%), e che viene successivamente rinominata Nord Stream AG. Il gasdotto è composto da due linee parallele e parte da Vyborg, in Russia, e giunge a Greifswald, in Germania, dove si collega alla rete tedesca entrando nel mercato europeo e nel sistema continentale di distribuzione, permettendo l’arrivo di 55 miliardi di metri cubi l’anno di gas. Nel corso del tempo diverse compagnie europee hanno aderito al progetto Nord Stream, tra cui la compagnia francese GDF Suez (attualmente Energie) e la compagnia N.V. Nederlandse Gasunie e le quote sono state poi così ripartite: Gazprom (51%), Ruhrgas (15,5%), Wintershall (15,5%), N.V. Nederlandse Gasunie (9%), Gas de France-Suez (9%)5.  Il percorso del gasdotto è quasi completamente off-shore ed evita di attraversare le zone economiche e le acque territoriali di stati terzi, tra i quali ad esempio: Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia.

Nelle fasi iniziali del progetto, in particolare dal 2007 al 2009, i media sono stati molto critici nei confronti del Nord Stream. Le critiche provenivano in particolare dai paesi baltici, dalla Polonia e dall’Ucraina, ovvero paesi direttamente interessati al transito di gas russo attraverso i loro territori e che temevano di perdere le entrate derivanti dai diritti di transito del gas. Ma non solo, si tratta di stati che hanno da sempre una visione negativa della Russia, dovuto a reminiscenze della ex Unione Sovietica, e che vedono nel gas il mezzo attraverso il quale la Russia riesce ad affermarsi sulla scena mondiale. Tante sono state le incertezze che, nelle fasi iniziali della progettazione, attanagliavano le istituzioni europee: da un lato, perché in questo modo l’Europa vedeva aumentare la propria dipendenza del gas dalla Russia, un paese talvolta lontano dagli ideali e valori europei; dall’altro, perché molte furono le petizioni dei cittadini che arrivarono al Parlamento ed alla Commissione europea riguardanti le conseguenze negative che il gasdotto avrebbe potuto arrecare all’ambiente. Il dipartimento di comunicazione del Nord Stream ha svolto un ruolo importante in questa pioggia di critiche, costruendo fiducia nel pubblico attraverso una comunicazione trasparente ed aperta con numerose autorità pubbliche, nazionali ed ambientali7.

Nell’ultimo periodo il Nord Stream è tornato a far parlare di sé. Nell’ottobre 2012 i soci di Nord Stream si sono riuniti8 per esaminare la progettazione di un ulteriore gasdotto, che permettesse di raddoppiare la portata del gasdotto Nord Stream 1. La realizzazione risultò tecnicamente ed economicamente fattibile9, ma è stata al centro di numerose critiche, in particolare provenienti dagli Stati Uniti. Gli Stati Uniti sono da sempre stati fortemente contrari alla realizzazione del gasdotto, ritenendo che aggravi la dipendenza dell’Unione Europa dal gas russo, questo ha spinto il presidente americano Joe Biden a trovare un accordo con la Germania10. Con l’accordo, Berlino si impegna a imporre sanzioni contro la Russia se questa dovesse usare il gas come un’arma nei confronti dell’Ucraina e dei paesi dell’est Europa11. La costruzione del Nord Stream 2 è terminata nel settembre 2021, ma l’avvio del gasdotto è stato bloccato il 16 novembre 2021 dall’Autorità tedesca delle Reti, la Bundesnetzagentur, che ha definito il gasdotto non conforme alla normativa dell’Unione Europea. La normativa europea in materia di energia prevede il rispetto dell’“unbundling”, ossia della separazione di produzione e distribuzione del gas da parte della compagnia russa Gazprom12. D’altra parte, Mosca si dice pronta a soddisfare i requisiti della normativa europea, ma ciò non è ancora accaduto e questo porta al perdurare del blocco del Nord Stream 2.

Ad oggi, il blocco del gasdotto Nord Stream 2, la vicinanza di Mosca ai confini ucraini, le tensioni tra NATO, Stati Uniti e Russia, compromettono non solo la sicurezza internazionale, ma anche la sicurezza energetica europea ed ucraina portando ad un forte rincaro dei prezzi del gas e gravi conseguenze che gravano sull’economia.

L’autrice Anna Carotenuto garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) In quegli anni, precisamente dalla fine della Seconda guerra mondiale fino al 1989, la Germania era divisa in due blocchi: Germania Ovest, ossia Bundesrepublik Deutschland (BRD) e Germania Est, ossia Deutsche Demokratische Republik (DDR).

2) Negli anni Settanta non si parlava ancora di Russia, bensì di Unione Sovietica (URSS). Unione di 15 repubbliche socialiste, tra cui la Russia.

3) “History and Planning”. In Secure Energy for Europe, nord-stream.com, 2014.

4) ivi

5) ivi

6) Abdelal, Rawi. “The profits of power: Commerce and realpolitik in Eurasia”. Review of International Political Economy, 2010.

7) “Gas for Europe”. In Secure Energy for Europe, nord-strem.com, 2014.

8) “Nord Stream 2”. Gazprom.com.  

9) ivi.

10) “Stati Uniti e Germania hanno trovato un accordo su Nord Stream 2”. Ilpost.com, 2021.

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