La riforma Mariotti nell’assistenza psichiatrica: disamina dell’iter legislativo

Il 1968 ha rappresentato uno dei momenti culminanti del processo di crisi e di rinnovamento dei rapporti sociopolitici, iniziato sul panorama internazionale nella seconda metà degli anni ’60. Nello stesso anno, nella scena editoriale italiana è apparso un libro destinato a segnare un punto di svolta nella concezione della funzionalità dei manicomi, infiammandone in modo irreversibile il dibattito dell’opinione pubblica. Con l’Istituzione negata Franco Basaglia ha aperto definitivamente gli occhi di tutto il pubblico italiano sulla situazione dell’assistenza psichiatrica italiana, inaccettabilmente ancorata all’internamento nei manicomi per coloro che non fossero in grado di pagare una clinica privata. A questo sistema repressivo facevano eccezione delle singole esperienze, tra cui l’Ospedale Psichiatrico di Gorizia, diretto dallo stesso Basaglia e destinato a diventare un punto cardine nelle riforme delle pratiche psichiatriche e, soprattutto, della realtà manicomiale.

A differenza dei principali paesi europei, tra cui la Gran Bretagna Francia e Germania (e, in ambito extraeuropeo, gli Stati Uniti d’America, con il Kennedy Act del 1963), fino al 1967 in Italia non vi era traccia una riforma del sistema psichiatrico, ancorato alla legge 36 del 14 febbraio 1904. A tal proposito, sempre nel 1967, nel sottolineare il ritardo italiano, Basaglia definì come inaccettabile il fatto che fino a quel momento la legislazione italiana non avesse ‹‹neppure tentato di mascherare l’atteggiamento fondamentale della società nei confronti di questo problema››1. Ossia, il direttore dell’Ospedale psichiatrico di Gorizia si riferiva al fatto vi fossero dei pregiudizi di base della società nei confronti delle persone affette da disturbi mentali, tali da rendere questi individui degli emarginati, stigmatizzati e schedati.

Il percorso di riforma

In questo contesto e complice l’approssimarsi delle elezioni del maggio ’68, e dunque la necessità politica di rivendicare un risultato significativo in un tema che da tempo aveva iniziato a farsi spazio nel dibattito pubblico italiano, nella seconda metà del 1967 la politica italiana si rese protagonista di un primo passo nel lungo percorso di riforma del sistema di assistenza psichiatrica. Il 20 settembre 1967, infatti, venne depositato al Senato il Disegno di legge n. 2422 sull’‹‹Assistenza psichiatrica e sanità mentale››2, avente come primo firmatario il Ministro della Sanità, il socialista Luigi Mariotti, il quale in più occasioni aveva definito i manicomi italiani come dei moderni lager3. Il ddl, composto da 59 articoli, si poneva l’obiettivo di portare l’assistenza psichiatrica italiana al livello delle più moderne soluzioni europee, prendendo atto dei tentativi rivoluzionari messi in atto da singole realtà, tra cui Gorizia, come l’abbattimento delle barriere interne ai reparti e l’‹‹apertura›› del manicomio verso la città. Per realizzare ciò, il ddl avanzava una nuova concezione dei manicomi, limitati nelle sue dimensioni e vicini (come funzionamento) alle Comunità terapeutiche inglesi, alla quale si affiancava la teorizzazione di una rete di strutture territoriali esterne ai manicomi.

Nei mesi seguenti, la discussione del ddl 2422 presso la Iª (Affari della Presidenza del Consiglio e dell’Interno) e l’XIª (Igiene e Sanità) Commissione del Senato ha avuto come risultato lo stralcio del disegno di legge. Ridotto a 10 articoli, il nuovo ddl (n. 2422-bis) venne approvato dalle Commissioni riunite del Senato il 28 febbraio 1968 e convertito in legge il 18 marzo 1968 (431/1968), con il titolo ‹‹Provvidenze per l’assistenza psichiatrica››.

La riforma Mariotti

La legge Mariotti, definita dalla stampa come una ‹‹piccola riforma dell’assistenza psichiatrica››4, ha introdotto per la prima volta una rimodulazione strutturale dell’ospedale psichiatrico, prevedendo dalle due alle cinque divisioni, ognuna con massimo 125 posti-letto5. A ciò si è aggiunta l’introduzione di un nuovo elemento che ampliava la complessità delle funzioni e degli obiettivi del manicomio, ossia la possibilità di effettuare un ricovero volontario nella struttura psichiatrica, ‹‹su richiesta del malato, per accertamento diagnostico e cura››6. Ciò sanciva una netta differenza con quanto riportato negli art. 1 e 2 della legge 36/1904, in cui l’ammissione ai manicomi era prevista per le persone ‹‹affette per qualunque causa da alienazione mentale, quando siano pericolose a sé o agli altri o riescano di pubblico scandalo o non siano e non possano essere convenientemente custodite e curate fuorché nei manicomi›› (art 1). Il ricovero non prevedeva in nessuna forma la volontarietà con il fine curativo, ma esso doveva essere chiesto ‹‹dai parenti, tutori o protutori›› oltre che da ‹‹chiunque altro nello interesse degli infermi e della società›› (art. 2)7.

Inoltre, pur mantenendo il ruolo dell’Ospedale psichiatrico come presidio del controllo territoriale, la nuova legge ha stabilito l’abrogazione dell’obbligo di annotazione del ricovero negli Ospedali psichiatrici civili delle persone affette da malattie mentali e la revoca di essi dal casellario giudiziario. L’obiettivo sociale, dunque, era quello di eliminare sia la schedatura giudiziaria del malato in qualità di persona socialmente pericolosa che il futuro passaggio presso il Tribunale civile per le nuove persone internate, rompendo così il pregiudizio della pericolosità dell’internato e ponendo le basi per il processo di reinserimento dell’internato mentale nella società. In questo modo, secondo le parole dello stesso Ministro dopo l’approvazione della legge alla Camera, si giungeva alla rottura del ‹‹”sistema carcerario” che ha regolato fino a oggi la vita dei malati di mente nei nostri ospedali psichiatri­ci››, creando le condizioni ‹‹perché il malato dì mente venga considerato dalla nostra società come qualsiasi altro ammala­to››8.

Per seguire il filo dell’avvicinamento ai modelli di assistenza psichiatrica europei, la legge stabiliva delle linee di credito per le Province al fine di modernizzare o costruire ex novo, a seconda delle necessità, sia le strutture fisiche che le dotazioni mediche degli Ospedali psichiatrici e dei presidi esterni presenti sul territorio. Dunque, la soluzione che il legislatore italiano reputò adatta al superamento dell’arretratezza delle criticità del proprio sistema di assistenza psichiatrica consistette nell’imitazione dei modelli europei, con particolare attenzione alle Comunità terapeutiche inglesi di Maxwell Jones. In questo modo la legge 431/1968 ha posto in secondo piano la negazione del manicomio in quanto istituzione totalizzante, percorrendo invece il tentativo riformistico di quest’ultimo, in una prospettiva socialmente sostenibile.

L’autore Riccardo Pierotti garantisce l’autenticità del contributo, fatte salve le citazioni di scritti redatti da terzi. Le stesse sono riportate nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencate di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione in serie viene identificata con l’International standard serial number ISSN 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Basaglia, Ongaro. Esclusione, programmazione e integrazione, in Recherches. Volume 5, 1967. Ora in Ongaro Basaglia, Franca (a cura di). Scritti I. 1953-1968. Dalla psichiatria fenomenologica all’esperienza di Gorizia. Torino: Giulio Einaudi editore, 1981, pp. 410-424, p. 413;

2) Archivio Storico del Senato della Repubblica, Senato della Repubblica, Servizio dell’Assemblea, Disegno di legge Assistenza psichiatrica e sanità mentale, Legislatura IV, 1963-1968, Atto Senato n. 2422;

3) Del Boca, Angelo. Manicomi come lager. Torino: Edizioni dall’albero, 1966, p. 9;

4) Approvata alla Camera la piccola riforma dell’assistenza psichiatrica. Corriere della Sera, 8 marzo 1968, p. 1;

5) Legge 18 marzo 1968 n. 431, art. 1;

6) Legge 18 marzo 1968 n. 431, art. 4;

7) Legge 14 febbraio 1904 n. 36, art. 1-2;

8) Approvata ieri la legge-stralcio. Non saranno più schedati gli ammalati di mente. Avanti!, 8 marzo 1968, p. 1 e p. 8;

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