La proposta di direttiva sui salari minimi nell’Unione Europea

Il salario minimo è un istituto che sta assumendo una rilevanza sempre crescente ed è diventato un argomento di grande attualità non solo in Italia ma anche in Europa in seguito alla proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio, presentata il 28 ottobre 2020. Il salario minimo costituisce, secondo la definizione fornita dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro (ILO), “the minimum amount of remuneration that an employer is required to pay wage earners for the work performed during a given period, which cannot be reduced by collective agreement or an individual contract”1. La finalità primaria dell’istituto in questione consiste nel contrasto della povertà da perseguire attraverso la garanzia di una retribuzione che sia proporzionata al lavoro svolto.

La proposta di direttiva, espressione del nuovo clima comunitario avviato dalla Presidenza von der Leyen2, si inserisce in un contesto, quello europeo, che si presenta estremamente diversificato in tale ambito. Ed infatti accanto a paesi che non hanno alcuna previsione normativa concernente i minimi salariali3 ve ne sono altri che adottano già previsioni legislative in materia, ma anche all’interno di tale ultimo gruppo di Stati membri le differenze nella regolamentazione sono evidenti.

Considerando che l’art. 153 §5 TFUE vieta l’adozione di iniziative dell’Unione in materia di retribuzioni, alle istituzioni europee è preclusa qualsiasi misura volta ad armonizzare il livello dei salari minimi in tutta l’UE o a stabilire un meccanismo uniforme per la fissazione dei salari minimi4. Motivo per il quale la proposta di direttiva potrebbe ritenersi legittima solo entro determinati e ben definiti confini: essendo la determinazione dei livelli retributivi affidata alla potestà legislativa degli Stati membri o all’autonomia contrattuale delle parti sociali, e non potendo istituire un salario minimo comunitario (comportante un’evidente violazione dell’art. 153 §5 TFUE), lo scopo che le istituzioni europee intendono perseguire è quello del coordinamento di forme di fissazione dei salari minimi esistenti nei vari ordinamenti nazionali, lasciando ampio margine di discrezionalità agli Stati membri relativamente alla fissazione degli standard salariali minimi5. Ed infatti, l’art. 1 della proposta prevede che la stessa sia finalizzata all’adozione di una serie di previsioni minime “per la determinazione di livelli adeguati di salari minimi e per l’accesso dei lavoratori alla tutela garantita del salario minimo”, attraverso uno schema a “geometria variabile”6 che tenga conto delle diversità esistenti tra i diversi Stati membri: le norme a cui i singoli Stati devono fare riferimento variano a seconda che il salario minimo sia determinato a livello nazionale tramite contratti collettivi o dalla legge. I primi dovranno fare riferimento solo alle misure di cui all’art. 4 della proposta (Promozione della contrattazione collettiva nella determinazione dei salari) e al capo III (Disposizioni orizzontali); i secondi, invece, anche al pacchetto di misure previsto dal capo II (artt. 5-8). Fermo restando, poi, che tutti gli Stati sono tenuti ad attuare le “Disposizioni finali”del capo IV in materia di “Attuazione”(art. 13), “Diffusione delle informazioni”(art. 14), “Valutazione e riesame”(art. 15), “Non regresso e disposizioni più favorevoli”(art. 16) e “Recepimento”(art. 17).

Ad ogni modo, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato, il 6 dicembre 2021, la sua posizione sulla proposta di direttiva mediante un accordo tra i ministri del lavoro degli Stati membri. Nei prossimi mesi sarà, dunque, avviata la negoziazione con il Parlamento europeo.

L’autore Gianluca Cirillo garantisce l’autenticità del contributo, fatti salvi i riferimenti agli scritti redatti da terzi. Gli stessi sono riportati nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencati di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione si identifica con l’International Standard Serial Number 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Tale definizione è presente in diversi atti, quali la General Survey of the reports on the Minimum Wage Fixing Convention del 1970 (n. 135), la Minimum Wage Fixing Recommendation del 1970 (n. 131), ed il Report of the Committee of Experts on the Application of Conventions and Recommendations del 2014.

2) Treu T., La proposta sul salario minimo e la nuova politica della Commissione europea., in Dir. Rel. Ind., numero 1/XXXI, 2021, p. 1.

3) Italia, Svezia, Austria, Finlandia, Danimarca e in parte Cipro. In tali stati la determinazione dei livelli minimi salariali è affidata alla contrattazione collettiva nazionale.

4) Documentazione per le Commissioni, Esame di atti e documenti dell’UE, dossier n. 43, 27 novembre 2020, consultabile su documenti.camera.it.  

5) Treu T., op. cit., p. 10.

6) Proia G., La proposta di direttiva sull’ adeguatezza dei salari minimi, in Dir. Rel. Ind., numero 1/XXXI,2021, p. 27.

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