PNRR: tra opportunità e rischi

È in arrivo un fiume di denaro pubblico in Italia, nel piano di resistenza e ripartenza voluto dall’Unione Europea, quale compensazione dei danni della prima ondata pandemica devastante che colpì il nostro Paese nel 2020.

Il denaro pubblico e la spesa pubblica sono determinanti per irrobustire la democrazia e garantire principi costituzionali e servizi essenziali. Ma non sempre il denaro pubblico è stato speso correttamente, viene spesso non utilizzato per incapacità di chi lo gestisce, molte volte è mancata efficacia e trasparenza, non di rado sono diventati il principale collante tra mafie, politica ed istituzioni. Basti ricordare come in Campania i periodi più nefasti per corruzione e devastazione del territorio sono stati quelli in cui arrivarono gli enormi finanziamenti pubblici post terremoto del 1980 e nei mondiali di calcio del 1990.

Per il PNRR registriamo già un notevole ritardo rispetto ai tempi che il Governo si era dato nel 2020 ed anche uno scarso coinvolgimento dei territori e degli enti di prossimità, poca democrazia partecipativa. Con il rischio ulteriore che l’aumento dell’inflazione e del costo della vita, oltre che la guerra nel cuore dell’Europa, possano assorbire una parte significativa delle risorse stanziate per porre argine all’aumento spaventoso dei prezzi.

La consolidata corruzione e la forte presenza mafiosa nel nostro Paese, endemiche direi, devono far alzare di molto il livello di attenzione e di guardia, mentre invece si assiste ad una pericolosa e forse anche voluta sottovalutazione del contagio criminale in atto a seguito della pandemia sanitaria, poi divenuta anche sociale e lavorativa. Durante la pandemia, mentre lo Stato è lento nei ristori e nei finanziamenti, oppresso da troppa burocrazia, non sempre efficace, le mafie invece hanno liquidità, non hanno burocrazia, sanno dove andare a bussare e devono acquisire e riconquistare consenso sociale perso negli anni grazie ad un’azione meritoria della magistratura e di una significativa antimafia sociale. Nei confronti di chi non arriva alla fine del mese, ed in questi periodi di pandemia e guerra sono sempre maggiori i poveri ed il ceto medio è sempre più in difficoltà, la criminalità si presenta all’apparenza non come usuraia ma con il volto di quelli che ti consentono di sopravvivere. Per i commercianti che non riescono ad alzare le saracinesche si mostrano come quelli che danno i soldi per continuare ad esercitare l’attività. Per aziende ed imprese che rischiano il fallimento offrono liquidità ottenendo in cambio anche l’acquisizione del controllo di fatto delle attività imprenditoriali. Se lo Stato non riesce ad aiutare il suo popolo, sovviene il crimine organizzato dal volto apparentemente umano che cela dietro la maschera il diavolo. Qui i proiettili tendenzialmente non servono.

La spesa pubblica, poi, diviene la modalità più ambita dalla borghesia mafiosa per penetrare nell’economia, nella finanza, nella politica e nelle istituzioni. Non è tanto l’accaparrarsi delle risorse economiche, inferiori a quelle derivanti dal traffico di armi, droga, estorsioni ed usura, ma il controllo della spesa pubblica significa entrare nelle istituzioni, assumere con il colletto bianco le vesti della legalità formale ed acquisire e divenire potere costituito. Con il controllo del denaro pubblico si condizionano servizi ed opere pubbliche, si turbano appalti e forniture, si indirizzano investimenti e scelte economiche, si gestisce il mercato del lavoro che ruota attorno alle commesse pubbliche, si condiziona la società e si controlla il voto. Si entra nel circuito di condizionamento anche dei poteri di controllo e, quindi, collusioni con pezzi di dirigenti della pubblica amministrazione, delle forze di polizia e della magistratura. Il collante tra questi centri di potere del sistema criminale sono spesso le massonerie deviate, luoghi occulti in cui si prendono le decisioni che poi vengono ratificate nelle sedi istituzionali. Un vero e proprio collasso democratico.

Si può gestire, invece, il denaro pubblico con competenza, capacità, trasparenza ed efficacia. Ricordo, ad esempio, che il Comune di Napoli, negli ultimi anni, è stato primo in Italia per capacità di spesa dei fondi nazionali ed europei destinati ad opere e servizi pubblici. Ci vuole onestà, libertà, competenza, abnegazione e coraggio. Il denaro pubblico è necessario per contrastare disuguaglianze, garantire diritti, offrire servizi migliori, ma è anche il miele più attraente per corrotti, corruttori e mafiosi di Stato. Per prevenire il saccheggio della spesa pubblica ci vogliono regole chiare, ma non troppe, confuse ed incomprensibili. Ci vuole una magistratura che recuperi spinta ideale e tensione morale e che sappia contrastare il sistema criminale che ha nel denaro pubblico un collante formidabile. Ci vuole una stampa libera e non asservita al potere costituito. Una pubblica amministrazione capace, innovativa e coraggiosa. E di questi tempi, soprattutto, diviene necessario un’azione massiccia per assunzioni, con concorsi rapidi e trasparenti, di centinaia di migliaia di giovani nella pubblica amministrazione. Anche imprese, lavoratori autonomi, professionisti e cittadini debbono poter partecipare alla programmazione ed utilizzo del denaro pubblico. Del resto, le privatizzazioni progressive degli ultimi decenni hanno portato alla formazione di oligopoli e la messa a profitto per pochi di beni pubblici o comuni delle collettività. Basti pensare all’acqua, luce, gas, telecomunicazioni, terra, ambiente, sanità. Sempre la logica del profitto e del prezzo hanno indirizzato le politiche governative liberiste dagli anni ‘80 ad oggi. È necessario, anche nel miglior utilizzo del denaro pubblico, un nuovo rapporto tra pubblico e privato. Basta commistioni opache, alt ai prenditori che si accaparrano risorse pubbliche senza svolgere attività d’impresa e creare lavoro. Il denaro pubblico deve essere programmato dalle istituzioni pubbliche con capacità e visione ed investito tenendo conto anche delle comunità e delle imprese che possono moltiplicare l’efficienza dell’utilizzo delle risorse pubbliche. Il PNRR deve servire soprattutto per colmare le disuguaglianze economiche, sociali e territoriali del nostro Paese. Garantire infrastrutture inadeguate o inesistenti, sia materiali che digitali. Migliorare servizi di rilevanza costituzionale in affanno: dall’acqua ai trasporti, dalla sanità pubblica al lavoro, dall’ambiente al patrimonio culturale, dalla rigenerazione urbana ai diritti civili e sociali. Che il PNRR non sia benzina inquinata per la realizzazione di opere pubbliche faraoniche ed inutili. Dalla TAV in Val di Susa al ponte sullo stretto, dalle centrali nucleari a quelle a carbone. Opere che distruggono l’ambiente, dannose nel rapporto costi benefici ed utili per speculatori e mafiosi. Il controllo popolare sarà necessario ed utile, perché il denaro se è davvero pubblico appartiene in primo luogo al popolo sovrano a cui, non dimentichiamolo, è dedicato il primo articolo della Costituzione nata dalla resistenza al nazifascismo.

Il contributo è stato realizzato dall’on. Luigi de Magistris, uomo delle Istituzioni. Da magistrato si è occupato delle principali inchieste riguardanti il malaffare nella gestione dei fondi pubblici. Membro del Parlamento europeo nella VII Legislatura, è stato presidente della Commissione per il controllo dei bilanci. Ha rivestito il ruolo di sindaco di Napoli dal 2011 al 2021 ed è autore di pubblicazioni che ricalcano i principali temi affrontati durante le esperienze istituzionali.

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