L’ascesa commerciale del Vietnam e l’accordo di libero scambio con l’Unione Europea

Il Vietnam è un paese centrale dell’ASEAN (Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico) che nell’ultimo ventennio si è reso una destinazione commerciale fortemente attrattiva a seguito delle riforme economiche Đổi Mới (in italiano viene tradotto come “rinnovamento”) avviate nel 1986. Trattasi delle politiche di costruzione che hanno portato il paese a a diventare un’economia socialista di mercato, dunque una struttura economica più inclusiva, eliminando cioè le restrizioni all’ingresso degli IDE e separando nettamente le proprietà dello stato e le funzioni di regolamentazione.

Alcune date significative sono fondamentali per poter contestualizzare la crescita incisiva del Vietnam: nel 1995 la ripresa dei rapporti diplomatici con gli Stati Uniti ha segnato la fine dell’embargo commerciale posta dalla potenza egemone e, sempre nello stesso anno, l’ingresso alla sopracitata ASEAN ha contribuito ad un riavvicinamento con gli altri stati della regione che ha indubbiamente favorito – attraverso l’importazione del know-how – alla modernizzazione del paese. Nel 2007, un decennio dopo la crisi finanziaria asiatica, entra a far parte della Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e negli anni a seguire si rende protagonista della creazione di diversi accordi di libero scambio nell’area dell’Asia Pacifico come il Trans-Pacific Partnership (TPP, 2015) che diventa poi il Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP, 2018).

Ulteriori premesse importanti da tenere a mente, per poter comprendere come di fatto il Paese sia riuscito ad assumere un ruolo commerciale rilevante, si ritrovano senz’altro nell’affermarsi delle cosiddette Zone Economiche Speciali (ZES) – fortemente vicine al modello cinese – verso le quali il governo ha incanalato e favorito gli investimenti. Si possono distinguere 4 tipologie di ZES: le zone economiche (EZ), le zone industriali (IZ), le zone destinate alla lavorazione di beni destinati all’esportazione (EPZ) e le zone chiave per l’industria high-tech (HTZ). A tal proposito, il governo ha attuato e continua a portare avanti politiche incentivanti di agevolazione e riduzione fiscale, come quelle applicate alle imposte sul reddito d’impresa, alle tassazioni sul reddito personale o sull’IVA – esenzioni fiscali che possono coprire un periodo di tempo che va da 2 a non oltre 4 anni – per cui un investitore straniero sceglie la zona economica speciale che meglio soddisfa le proprie esigenze e delocalizza.  Detto ciò risulta più facile capire come gli indicatori di sviluppo economico abbiano mostrato dati notevolmente soddisfacenti per un paese che mostra una crescita rapida e robusta del PIL pari al 6-7%. Aprendosi di fatto agli interessi degli investitori, il Paese ha raggiunto un progresso sul piano non solo economico, ma anche sociale: quaranta milioni di persone sono uscite da condizioni di povertà estrema e città come Ho Chi Min e Hanoi e sono diventati dei veri e propri poli industriali. Nel 20201 è stato registrato un incremento dello Human Development Index (HDI) che è salito a 0,704 rispetto allo 0,476 del 1990. Indubbiamente, i progetti attuati dal 2001 al 2007 dalla World Bank e dalla Asian Development Bank hanno contribuito enormemente alla transizione del Paese verso un’economia di mercato. Tra quelli principali si annoverano la modernizzazione doganale, l’integrazione nel mercato internazionale, il supporto creditizio, la riduzione della povertà, l’assistenza tecnica per le analisi delle politiche di tassazione e commercio (capacity-building). Elementi essenziali per incentivare il ruolo commerciale del Vietnam sono stati anche i miglioramenti logistici apportati alle reti infrastrutturali e alla partnership economica nella sub regione del Mekong. Dal 2019 al 2020 il Vietnam ha firmato importanti free trade agreement (FTA) per dare impulsi agli afflussi commerciali e agli investimenti diretti esteri come ad esempio il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP) sottoscritto a metà novembre dai paesi dell’ASEAN e da Cina, Giappone e Corea del Sud. Tra questi accordi di libero scambio, anche quello firmato con l’Unione Europea il 30 giugno 2019 nella capitale vietnamita Hanoi e siglato poi il 30 marzo 2020 a Bruxelles2, insieme ad un accordo di protezione degli investimenti, può essere oggetto di rilevante interesse. Il Vietnam è infatti – per via della sua posizione strategica e degli oltre 97 milioni di abitanti in età lavorativa – il secondo partner commerciale dell’UE nel Sud Est Asiatico e il 17esimo partner nel mondo in termini di commercio dei beni e servizi. Il volume degli scambi commerciali ammonta ad un saldo delle esportazioni in beni e servizi dal Vietnam verso l’UE di 1.8 miliardi di euro e viceversa dall’UE verso il Vietnam di 2.1 miliardi di euro.

L’accordo anche noto come EVFTA (EU-Vietnam Free Trade Agreement) è entrato in vigore il 1 agosto 2020 e prevede l’immediata cancellazione delle tariffe doganali tra l’UE e il Vietnam durante un lasso di tempo di sette anni. Nello specifico si prevede che i dazi sulle esportazioni vietnamite vengano cancellati del 71% fino ad una riduzione quasi totale del 99% entro il 2027 e che le tariffe sui prodotti di esportazione europea subiscano un’eliminazione progressiva del 65% fino al 91,8%. Inoltre, l’agreement apre il mercato dei servizi e degli appalti pubblici vietnamiti alla concorrenza dell’UE, offrendo meccanismi di protezione per gli investimenti. Quest’ultimo in particolare consiste nell’apportare ulteriori miglioramenti al clima degli investimenti e nel garantire maggiore certezza ad entrambi gli investitori vietnamiti ed europei.3 Prima di entrare in vigore deve essere ratificato da “tutti gli stati membri conformemente alle rispettive procedure nazionali per poi sostituire gli accordi bilaterali già presenti tra il paese dell’ASEAN e i 21 membri dell’UE”.4 Come obiettivi l’accordo si pone la protezione non solo della proprietà intellettuale, ma anche dei diritti dei lavoratori e dello sviluppo sostenibile contro la crescente preoccupazione per il cambiamento climatico e lo sfruttamento dato dal lavoro minorile. Non bisogna infatti dimenticare come l’altra faccia della medaglia di un mercato fortemente competitivo sia purtroppo un costo del lavoro che – nonostante i decreti governativi del Vietnam del 2012 e del 2013 finalizzati ad aumentare progressivamente il livello di salario minimo mensile – rimane ancora basso. Cionondimeno, le prospettive di crescita del paese sono positive e il Vietnam comporta adesso più che mai una destinazione commerciale attrattiva per multinazionali come Samsung e Apple. Anche alla luce della situazione pandemica, il livello delle esportazioni rispetto al PIL è rimasto stabile grazie alla forte domanda di dispositivi medici ed elettronici. Secondo i dati dell’UNCTAD,5 risulta che nel 2020 tra i primi partner commerciali del Vietnam ci siano Stati Uniti al primo posto e Cina al secondo. È evidente come il Vietnam abbia trattato vantaggio dalla nota “guerra dei dazi” tra i due paesi iniziata con l’amministrazione Trump. Di fatto, le tensioni commerciali e la riconfigurazione delle catene di approvvigionamento e di distribuzione stanno beneficiando ancora oggi il paese. Si aggiunge a ciò l’incremento dei costi di produzione legati alla crescita dei salari in Cina che continua a portare numerose aziende straniere a rivalutare le scelte di espansione e a dirigersi su mercati asiatici diversi da quello cinese. Concludere un trattato simile, infine, non fa che incoraggiare le trattative commerciali già in corso tra l’UE e gli altri paesi membri dell’ASEAN come le Filippine, l’Indonesia, la Malesia e la Tailandia.6

L’autrice Marte Divina Sabado garantisce l’autenticità del contributo, fatti salvi i riferimenti agli scritti redatti da terzi. Gli stessi sono riportati nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencati di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione si identifica con l’International Standard Serial Number 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) United Nations Development Programme, Human Development Reports (Vietnam).

2) Consiglio dell’UE,UE-Vietnam: via libera definitivo del Consiglio all’accordo di libero scambio, 30 marzo 2020 (Comunicato Stampa).

3) Commissione Europea, Accordi di libero scambio UE-Vietnam,(Access2Markets).

4) Ibidem.

5) UNCTAD, General Profile: Vietnam.

6) Economist Intelligence, EU and Vietnam sign free-trade agreement, 1 luglio 2019.

Pubblicità