La sfida digitale del PNRR: il digital divide

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza1 costruisce la Missione 1 intorno a digitalizzazione, innovazione e competitività, ad indicare quelli che rappresentano i tre passaggi fondamentali per il rilancio della competitività e della produttività del Sistema Italia. Gli obiettivi della prima Missione, sono, infatti promuovere e sostenere la transizione digitale, sia nella Pubblica Amministrazione che nel settore privato, sostenere l’innovazione del sistema produttivo, ed investire in due settori chiave per l’Italia quali turismo e cultura. Il PNRR sottolinea come il ruolo di digitalizzazione ed innovazione non sia centrale esclusivamente per la Missione 1 bensì riguardi trasversalmente tutte le sei Missioni previste, a conferma di come la trasformazione digitale rappresenti oggi un passaggio tassativo per consentire al settore pubblico e privato di essere pronto dinanzi a tutte le sfide che l’economia attuale impone di affrontare.

È ormai evidente, quindi, la consapevolezza acquisita dai policy maker, che un più elevato livello di digitalizzazione costituisca un aspetto fondamentale per qualunque tentativo di riforma volto a migliorare la qualità dei servizi resi ai cittadini e agli utenti. Si tratta di una consapevolezza che ha praticamente già ispirato tutti i tentativi di riforma dell’amministrazione susseguitisi nel corso degli ultimi decenni, ma che oggi, con le nuove esigenze imposte dal rilancio post – pandemia, ha assunto una nuova forza ed una rinnovata veste.

Questa imponente sfida deve comunque fare i conti con un problema intrinseco a qualsiasi progetto di riforma organico di digitalizzazione delle strutture pubbliche e private, dal momento che la riconversione digitale è naturalmente destinata ad incontrare difficoltà applicative nel contesto sociale, caratterizzato da un evidente discrasia tra le potenzialità offerte dalle tecnologie dell’informazione e le effettive opportunità di accessibilità a quest’ultime da parte della popolazione. Il fenomeno consiste nel c.d. digital divide, ossia il divario digitale che si registra nella popolazione fra coloro che conoscono ed utilizzano efficacemente gli strumenti informatici e coloro che ne restano fuori per ragioni economiche, sociali, culturali, ambientali. Il tema è particolarmente delicato in quanto le pubbliche amministrazioni sono chiamate a ricercare un ottimale bilanciamento fra la massimizzazione della digitalizzazione e la tutela degli interessi dei singoli, ivi compresi coloro che, a causa del gap sopra indicato non sono in grado di interagire telematicamente con l’autorità pubblica2.

La centralità del tema non deve stupire se solo si considera che il Digital Economy and Society Index (DESI), strumento mediante il quale la Commissione Europea monitora la competitività digitale degli Stati Membri, colloca il nostro Paese agli ultimi posti sul livello complessivo di digitalizzazione del Sistema Paese. L’ultimo rilevamento del 20203 posiziona, infatti, l’Italia al 25° posto su 28, fra gli Stati membri dell’UE, come livello di digitalizzazione nonché per quanto riguarda il livello delle competenze digitali di base e avanzate della popolazione.

In questo scenario diviene fondamentale favorire politiche che promuovano l’inclusione e la diffusione della cultura digitale, così da garantire che il riconoscimento del diritto all’uso delle tecnologie nonché di specifici diritti di cittadinanza digitale, non siano vanificati dalla scarsa alfabetizzazione informatica ancora presente in molte fasce della popolazione4.  Il tema costituisce un punto centrale nell’attuazione del PNRR, il quale, con uno stanziamento di 250 milioni di euro, mette in campo iniziative di formazione digitale e direttamente funzionali al superamento del digital divide, con l’obiettivo di raggiungere il target previsto dall’Europa, ovvero il 70 % di cittadini digitalmente abili entro il 2026.

Il Capitolo specifico dedicato alla riduzione del digital divide, collocato al punto 1.7 delle missioni previste nel PNRR, prevede infatti interventi di supporto alle competenze digitali dei cittadini, per garantire un sostegno robusto alla realizzazione del percorso di alfabetizzazione digitale del paese. Seguendo le parole del Piano Governativo “…il PNRR nel suo complesso prevede diverse linee di azione, tra loro sinergiche, che coprono tutti gli snodi del percorso educativo. Molte di queste iniziative sono descritte in altre componenti e, in particolare, nella Missione 4. Gli interventi descritti in questa sezione mirano a supportare le fasce della popolazione a maggior rischio di subire le conseguenze del digital divide, in qualche modo “l’ultimo miglio” delle conoscenze digitali. Oltre alle misure (più) tradizionali fornite dalle piattaforme educative, di istruzione e di supporto all’inserimento nel mondo del lavoro, con il PNRR si vuole rafforzare il network territoriale di supporto digitale (facendo leva su esperienze regionali di successo) e il Servizio Civile Digitale, attraverso il reclutamento di diverse migliaia di giovani che aiutino circa un milione di utenti ad acquisire competenze digitali di base…”5

Inoltre, in linea con gli obiettivi strategici fissati in ambito europeo, il PNRR prevede una corposa implementazione degli investimenti in infrastrutture digitali, progettando interventi di sviluppo avanzati dei sistemi informativi delle amministrazioni pubbliche e garantendo la disponibilità di connettività a banda larga, ultralarga e l’accesso alla rete internet su tutto il territorio nazionale. Ancora oggi, nel nostro Paese, sono presenti infatti intere aree dove mancano infrastrutture di rete idonee a garantire l’accesso ai servizi di e-Government, e ciò impedisce la realizzazione di una piena eguaglianza nella fruizione delle nuove opportunità da parte di tutti cittadini. Si determina così un nuovo digital divide infrastrutturale, che rischia di scontrarsi in maniera evidente con l’affermazione del principio di esclusività digitale (c.d. digital only) che molto probabilmente nei prossimi anni diventerà criterio unico di interrelazione tra privato, pubblica amministrazione ed imprese.

Per realizzare questi obiettivi il piano governativo si muove in una duplice prospettiva: da un lato si agisce sugli aspetti di “infrastruttura digitale, spingendo la migrazione al cloud delle amministrazioni, accelerando l’interoperabilità tra gli enti pubblici, snellendo le procedure secondo il principio “once only” (secondo il quale le pubbliche amministrazioni devono evitare di chiedere a cittadini ed imprese informazioni già fornite in precedenza) e rafforzando le difese di cybersecurity; dall’altro lato vengono estesi i servizi ai cittadini, migliorandone l’accessibilità e adeguando i processi prioritari delle Amministrazioni Centrali agli standard condivisi da tutti gli Stati Membri della UE.

Probabilmente è ancora prematuro formulare un giudizio compiuto in merito all’incidenza delle riforme in atto, dato che una delle principali complessità nel percorso di trasformazione digitale consiste proprio nella necessità di costruire, ed inevitabilmente attendere, la realizzazione di un passaggio anche culturale che richiede tempo, condivisione
e stratificazione nel tessuto sociale.

L’unica certezza è che la trasformazione digitale sistema Italia, al di là di tutte le problematiche legate ad una sua concreta attuazione, rappresenta oggi, nello scenario post pandemico, una strada obbligata verso una compiuta semplificazione del modello burocratico, nonché verso il rilancio della competitività e della produttività del nostro Paese. La pandemia da Covid – 19,  se da un lato ha mostrato le debolezze di un sistema organizzativo che ancora ha bisogno di una imponente riforma infrastrutturale e culturale, dall’altro, ha riaffermato la necessità, non più differibile, dell’importanza della digitalizzazione per la costruzione della società futura. Si tratta, ora più che mai, di una sfida che non può essere ulteriormente rinviata, e che necessita di un approccio e di una mentalità completamente aperta al futuro, che sappia
cogliere a pieno gli innumerevoli vantaggi che possano derivarne in termini di
efficienza e di risparmio economico.

L’autore Agostino Nappo garantisce l’autenticità del contributo, fatti salvi i riferimenti agli scritti redatti da terzi. Gli stessi sono riportati nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencati di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione si identifica con l’International Standard Serial Number 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in www.governo.it.

2) Martines, Francesco, La digitalizzazione della pubblica amministrazione, in http://www.medialaws.eu, fasc. 2/2018, p. 153.

3) Indice di digitalizzazione dell’economia e della società (DESI), Relazione nazionale per il 2020, Italia, in http://ec.europa.eu/digital-single-market/en/scoreboard/italy.

4) Sulla tensione tra diritti e digital divide si richiama De Biase, Luca, Diritti e Digital divide, in Atlante geopolitico, 2013, disponibile in http://www.treccani.it. L’A. si sofferma sui limiti posti allo sviluppo dei diritti delle persone dal fatto che una parte della società è esclusa dalla possibilità di fare pienamente uso dei vantaggi offerti dalla tecnologia. Secondo l’A. si potrebbe leggere la situazione «come se fosse un problema di giustizia e di inclusione sociale cui porre rimedio investendo in tecnologie che consentano l’entrata di tutti nella rete, sulla scorta dell’idea che l’unico diritto evocato sia quello dell’accesso». In realtà secondo l’A. la questione è maggiormente complessa «perché da un lato, il digital divide è una forma di esclusione che dipende non solo da fattori tecnologici e geografici, ma anche da circostanza economiche, culturali, sociali, organizzative, mediatiche. E dall’altro lato internet sta crescendo in un mondo nel quale si va modificando la struttura dei diritti e il loro significato per lo sviluppo dell’umanità. Sicché più che di esclusione si potrebbe parlare di segregazione. Non si tratta dunque di fermarsi al rapporto tra esclusi e inclusi nel mondo attuale, ma di aprire la discussione intorno alla possibilità di tutti di contribuire alla costruzione del mondo futuro».

5) Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, Missione 1, Punto 1.7, in http://www.governo.it.

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