L’impatto ambientale dell’e-mobility

La lotta ai cambiamenti climatici rappresenta un’importante sfida della comunità internazionale del XXI° secolo e a tal fine, gli Stati ed in particolar modo, l’Unione Europea, si stanno impegnando per raggiungere l’obiettivo previsto dagli Accordi di Parigi sul clima: contenere la temperatura globale al di sotto di 2°C. Per raggiungere tale scopo, mediante la riduzione delle emissioni di CO2, la “transizione” è divenuta, negli ultimi anni, l’elemento chiave che sta rivoluzionando lo stile di vita dell’uomo in tutti i suoi aspetti e conseguentemente, la sua impronta sul pianeta a partire dal settore automobilistico. Come riporta la Commissione Europea, nella sua proposta di modifica del regolamento UE 2019/6311, i livelli di prestazione in materia di emissioni di CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri costituiscono un fattore fondamentale per la riduzione di tali emissioni e per tale motivo, che il settore automobilistico, negli ultimi anni, sta attraversando una profonda trasformazione strutturale che comprende cambiamenti nelle tecnologie pulite e digitali, dai motori a combustione interna a tecnologie a basse e a zero emissioni, nonché ai veicoli sempre più connessi. Considerato che l’industria automobilistica rappresenta oltre il 7% del PIL dell’economia in tutta l’Unione Europea, l’obiettivo è dunque, di garantire a tale settore di mantenere e rafforzare la propria leadership nelle tecnologie del futuro, soprattutto alla luce della concorrenza internazionale.

Dunque, sostenibilità ambientale, riduzione di costi di rifornimento e una grande capacità di innovazione rappresentano i tre motivi per i quali il settore dell’e-mobility2 sta conquistando spazi di mercato e di utilizzo sempre più ampi, di cui i Paesi capofila sono soprattutto la Norvegia, Islanda e Svezia. Per quanto concerne l’Italia, dopo il duro colpo a seguito della pandemia da Covid19, secondo lo Smart Mobility Report 2020, il mercato delle auto elettriche – “full-electric” e “ibride plug-in “- ha registrato un aumento del 2% rispetto al 2019 delle immatricolazioni, attestandosi a 30.000, ovvero il 155% in più. Come accennato in precedenza, l’utilizzo di auto alimentate con energia elettrica apporta diversi vantaggi soprattutto per l’ambiente, non trascurando quelli economici, che alla luce degli scontri internazionali (il pugno di ferro Occidente-Putin e la “questione Nord Stream”) un pieno costa decisamente meno che un pieno di benzina (ad oggi quasi raddoppiato)3. Un ulteriore vantaggio è di tipo “amministrativo”, il quale comprende agevolazioni per il bollo auto (gratuito i primi 5 anni e una riduzione fino al 75% per gli anni successivi), libero accesso alle ZTL (previa richiesta autorizzazione alle autorità competenti) ed infine l’ecobonus (incentivi all’acquisto fino a 6000 euro).

La seconda vita delle batterie

Sono diversi i grandi punti interrogativi che sorgono quando ci si appresta ad acquistare un’auto elettrica, in particolar modo la durata della batteria e il suo smaltimento. Per quanto riguarda il primo interrogativo, a differenza di apparecchi elettronici, come gli smartphones, la cui batteria ha una vita media di 2/3 anni, quella della auto elettriche è di circa 8 anni, con un decadimento di circa il 10% della capacità dopo 500 cicli di ricarica4. Invece, molto discussa è la questione del secondo aspetto, ovvero quello dello smaltimento delle batterie. Sebbene in Italia siano presenti aziende che provvedono allo smaltimento del litio ed altre sostanze contenute negli accumulatori, come mercurio o cadmio, il costo è ancora troppo elevato per svolgere tale processo. In alternativa però, è possibile dar loro una seconda vita, dunque riciclarle, come in Giappone, dove una nota casa automobilistica, ha avuto l’idea di reimpiegare le batterie delle proprie automobili, abbinate ai pannelli solari, nelle cosiddette “The Reborn Light” (luce rigenerata)5, in grado di fornire un’illuminazione pubblica che sia al tempo stesso sostenibile e autoalimentata, sviluppata per prevenire i black out verificatisi in seguito a due cataclismi naturali dell’11 marzo 2011: il terremoto e lo tsunami. Un’altra novità, in termini di riciclo, proviene dal Regno Unito6, dove una società, la Altolium Metals Ltd, ha sviluppato un metodo con il quale sarebbe possibile riutilizzare alcuni elementi delle batterie per veicoli elettrici. Tale azienda, specializzata nel trattamento di metalli critici, avrebbe sviluppato un processo di estrazione e recupero soprattutto del litio, cobalto, nichel e manganese, dalle batterie già usate, le quali verrebbero rivendute ai produttori di batterie con un vantaggio: una lavorazione in meno rispetto ai metalli puri. Dunque, si tratta di vere e proprie innovazioni, che possono rendere più “leggera” l’impronta dell’uomo sull’ambiente e fare la differenza.

Poiché il mercato delle batterie sta assumendo una dimensione strategica, in quanto considerate parte integrante di un’ampia gamma di dispositivi quotidiani, dai computer portatili alle biciclette e auto elettriche, il Parlamento europeo si è messo al lavoro per disciplinarlo. In una relazione, infatti si legge che secondo le proiezioni, la domanda mondiale di batterie aumenterà di 14 volte entro il 2030, di cui quella europea potrebbe essere la seconda. È per tale rilievo che la Commissione ha avanzato una proposta di regolamento relativo alle batterie e ai loro rifiuti, che andrebbe a sostituire la direttiva delle batterie del 2006: sono stati in particolar modo introdotti i requisiti in materia di sostenibilità, come ad esempio le norme sull’impronta di carbonio, contenuto riciclato minimo, criteri di prestazione e utilità, sicurezza ed etichettatura per la commercializzazione e messa in servizio delle batterie e requisiti per la gestione del fine vita. Oltre a ciò, verrebbero introdotti obblighi di dovere di diligenza per gli operatori economici che si approvvigionano di materie prime7. Il 10 marzo scorso c’è stata l’approvazione del nuovo regolamento in Parlamento con larghissima maggioranza (584 sì, 67 no e 40 astenuti) ha alzato gli obiettivi proposti dalla Commissione: come la raccolta di batterie, il 70% e non il 65% e l’80% entro il 2030 (dieci punti percentuali maggiori rispetto alla proposta originale). Ulteriormente, Strasburgo ha proposto una nuova categoria, quella di batterie per mezzi di trasporto leggeri in cui rientrano monopattini e biciclette elettriche: gli obiettivi di raccolta sono rispettivamente il 75% e l’85%8.  Un progetto più ambizioso della prima versione che i Verdi hanno definito “un grande successo”, come emerge dal tweet dell’eurodeputata tedesca Anna Cavazzini, a cui aggiunge che è una “grande notizia per il pianeta, per i lavoratori e le comunità, per i consumatori… e per la nostra dipendenza energetica”9.

L’autrice Rita Granata garantisce l’autenticità del contributo, fatti salvi i riferimenti agli scritti redatti da terzi. Gli stessi sono riportati nei limiti di quanto consentito dalla legge sul diritto d’autore e vengono elencati di seguito. Ai sensi della normativa ISO 3297:2017, la pubblicazione si identifica con l’International Standard Serial Number 2785-2695 assegnato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

1) Regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio, eur-lex.europa.eu, luglio 2021.

2) E-mobility: cos’è la mobilità elettrica e come cambierà le nostre case, blog.enec.it, gennaio 2021.

3) Prezzi carburanti, assestamenti al rialzo, ansa.it, febbraio 2022.

4) Batterie auto elettriche: costo, durata e smaltimento, automobile.it, giugno 2021.

5) Batterie delle auto elettriche per alimentare i lampioni, ansa.it, marzo 2018.

6) Aquini Franco, UK pronta a riciclare le batterie delle auto elettriche: recuperabili 340 milioni di dollari ogni 100.000 veicoli, dmove.it, agosto 2021.

7)Parlamento europeo, Un nuovo quadro normativo dell’UE per le batterie, marzo 2021.

8)Regolamento sulle batterie UE, gli eurodeputati vogliono più riciclo e circolarità, rinnovabili.it,marzo 2022.

9) Ibidem.

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